giovedì, 28 agosto 2008

L'AMORE VERO

L'amore, per essere vero, deve ferire e far male, e dobbiamo continuare a dare finché questo ci farà male. Tempo fa, due giovani sono venuti da me e mi hanno dato molto denaro. Io ho chiesto: "Dove avete preso così tanto denaro?". Mi hanno risposto: "Due giorni fa ci siamo sposati. Prima del matrimonio avevamo deciso di non comprare abiti per la cerimonia, e di non fare feste, ma di dare a lei il denaro". Nel mio Paese, l'India, questo è un grossissimo sacrificio. Ho chiesto loro ancora: "Perché avete fatto questo?". La loro risposta è stata: "Il nostro amore l'uno per l'altro è talmente grande che volevamo condividere la gioia di amarci con le persone che lei serve". Condividere la gioia di amare: questo è qualcosa che ogni essere umano deve poter sentire e provare. La gioia di amare non è quanto diamo, ma quanto amore contiene quel che noi diamo. Per questo è così importante pregare: pregare ci dà un cuore pulito e un cuore pulito può vedere Dio, e se voi vedete Dio l'uno nell'altro vi amerete l'un l'altro come Dio ci ama. Per questo è molto importante che oggi che siamo insieme facciamo una grande promessa: quella di amarci gli uni gli altri come Dio ama ognuno di noi. E’ molto bello per un giovane amare una ragazza e per una ragazza amare un giovane, amarsi l'un l'altro con un cuore pulito. Il regalo più grande che potete farvi il giorno del vostro matrimonio, è un cuore puro e un corpo puro, casto e vergine. Questa è la mia preghiera per voi: che possiate sempre mantenere un cuore pulito, perché un cuore pulito vi permetterà di vedere sempre il volto di Dio e di amare con un amore tenero. Ricordate: l'amore di Dio per ognuno di noi è un amore tenero, e chi può aiutarvi ad amare Gesù, ad amare Dio, a contraccambiare con un amore tenero, questo amore tenero? Solo Maria, la madre di Gesù. Quindi ripetete molte volte, ogni giorno: "Maria, madre di Gesù, sii adesso anche mia madre"

Testimonianza di Madre Teresa di Calcutta  - Meeting dell' amicizia tra i popoli  - edizione 1987

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domenica, 17 agosto 2008

LO STUPORE

 

 

Davanti a una cosa bellissima tu sei là con gli occhi spalancati e la bocca aperta, e quanto più il tempo passa tanto più lo stupore aumenta, fino a che tu dici: "Non capisco come si possa fare.Chi è l'autore di questa musica?Come fa ad esserci una faccia così bella al mondo?"... Stupirsi e contemplare sono la forma più acuta e pura della domanda. La gratitudine che viene subito dopo è anch'essa una forma di domanda: la gratitudine è che l'altro a cui sei grato esista,contiui ad esistere, ci sia, che tu l'abbia a ritrovare.

Luigi Giussani    "Si può(veramente?!) vivere così?

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giovedì, 14 agosto 2008

LAUDE NOVELLA

 

 

... O vaga stella rilucente   madre sei del Dio vivente   Tu sei  la luce della gente   sovra gli angeli esaltata...

BUON FERRAGOSTO A TUTTI!!

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martedì, 12 agosto 2008

GLI ULTIMI DI PADRE TRENTO

 

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domenica, 10 agosto 2008

L'AMICIZIA

 

 

Se il cielo sopra di te, dovesse oscurarsi e riempirsi di nubi   e se il vecchio vento del nord dovesse iniziare a soffiare, tieni la testa sulle spalle e urla il mio nome e presto io busserò alla tua porta... 

("Tu hai un amico"    James Taylor)

  

 

A tutti coloro che credono che l'amicizia sia lo strumento per essere più se stessi e LIBERI....

 

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giovedì, 07 agosto 2008

LA GOCCIA

 

Avevo sentito decine e decine di volte questo pezzo di Chopin con il mio povero papà, che amava sempre sentire musica tutte le mezz'ore che era a casa. Questo pezzo piaceva molto a mio padre e anche a me è incominciato a piacere: man mano che diventavo grande - nove, dieci anni - è incominciato a piacere. Mi piaceva molto la melodia di primo piano, perché è facile ad intendersi ed è molto piacevole: il primo sentore del pezzo impone, infatti la suggestività della musica di primo piano. Ma dopo averlo sentito decine e decine di volte - era ancora prima di entrare in seminario (mi mancavano ancora alcune settimane ad entrare, perché avevo deciso: dal giugno all'ottobre avevo deciso) - successe che, mentre ero lì seduto, sento che mio papà attacca ancora questo pezzo. Improvvisamente ho capito: ho capito che non avevo capito niente. Ho capito che il tema del pezzo non era la musica di primo piano, la melodia immediata, tenera e suggestiva, di primo piano; non era l'audizione istintiva del pezzo che faceva emergere la verità del pezzo. La verità dei quel pezzo era una cosa assolutamente monotona, tanto monotona è una sola nota che si ripete continuamente, con qualche leggera variazione, dal principio alla fine. Ma quando uno si accorge di questa nota, è come se il resto - e così deve essere - passasse, non in seconda linea, ma ai margini, diventando come la cornice di un quadro. Nel quadro c'è questa nota, il quadro è fatto solo di questa nota, che diventa come una fissazione, e così, dal principio alla fine, si è come percossi continuamente da questa fissazione. E io ho capito, senza poterlo pronunciare in un discorso, ho intuito allora di che si trattava. Ho detto: "Così è la vita! Questo pezzo è bellissimo perché è il simbolo della vita". Nella vita l'uomo è percosso dalle cose che lo inteneriscono più istintivamente, che istintivamente gli piacciono, gli sono di comodo, di gusto... Insomma, domina l'istinto, l'immediato, il facile, il travolgente. Invece la vita è una cosa che sta al di là della musica di primo piano: è una nota sola dal principio alla fine, da quando si è fanciulli a quando si è vecchi. Una nota sola. Quando ci si accorge di questa nota non la si perde più, non si può più perderla, resta una fissazione. Ma è una fissazione che rende saggi, è la fissazione che fa il sapiente, è la fissazione che fa l'intelligente, è la fissazione che fa l'uomo: è il desiderio della felicità. Quella è la nota che dal principio alla fine domina e decide del significato di tutto il brano di Chopin; questa è la nota che decide dal principio alla fine cos'è la vita dell'uomo: è la sete di felicità. Qualunque cosa ti piaccia, qualunque cosa ti attiri, qualunque cosa desideri, al momento ti fa lieto, ma dopo passa. Ma c'è una nota che rimane intatta, pur con qualche leggera mutazione; dal principio alla fine rimane intatta nella sua profondità e nella sua semplicità assoluta, e - dicevo prima - nella sua univocità domina la vita: la sete di felicità. Tutti gli artisti hanno, in qualche loro pezzo più bello degli altri, il genio di ricomporre e ripetere questa monotonia, che è più bella di qualsiasi variazione. A un certo punto, se si segue la nota come fissazione, è come se non si riuscisse più a fiatare, perché si è come oberati, diventa un peso questa nota, tanto che a un certo punto la nota si ritrae e la musica di primo piano sembra averla vinta. Come dire: "Finalmente ci siamo! Finalmente siamo liberi!". E scandite due, tre, quattro note, in fondo. Ma uno ha appena finito di pensare: "Siamo liberi da questa nota", che quella nota riprende e finisce il pezzo. La sete di felicità, il destino di felicità si può per breve tempo obliterare, dimenticare, ma ritorna, come urgenza senza della quale l'uomo non può vivere: inizia e finisce il breve brano della nostra vita. Così abbiamo fatto risentire questo brano di Chopin perché quella nota sia riconosciuta da voi in voi stessi: perché l'io è un brano di musica fatto di quella nota, che ha a tema quella nota, anche se le cose che fanno impressione sono quelle più superficiali: il piacere immediato, il gusto immediato, la riuscita immediata, l'impressione immediata, la reazione, l'istintivo... Quella nota distrugge continuamente l'istinto e impedisce che ci si adagi e ci si fermi; impedisce che ti fermi, ti arresti, perché l'istintivo impietrisce: l'istintivo dell'amore, l'istintivo della bellezza, l'istintivo del gusto del lavoro, l'istintivo della riuscita ti fossilizza, ti impietrisce. È questa nota che sbriciola queste pietre e muove tutta la realtà del tempo della nostra vita, la muove come l'acqua del fiume muove i sassi e come il mare muove la sabbia. Cristo è la risposta alla sete di felicità, perché è il Mistero di Dio che si è fatto uomo per farci capire; si è fatto uomo per mangiare insieme, mangiare e bere insieme, camminare insieme. Parlava come parlava qualsiasi altro, solo che c'era dentro qualcosa, c'era dentro una nota in quell'uomo.... "Nessuno ha mai parlato come quest'uomo". Finché non ne poterono più e lo assassinarono. Ma lui risorse... e la nota finisce il pezzo.

don  Luigi Giussani

 

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lunedì, 04 agosto 2008

AVE MARIA

 

 

 

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domenica, 03 agosto 2008

AI  "GRANDI"

 

 

Direbbe Alexis Carrel nelle sue  "Riflessioni sulla condotta della vita" che il pericolo più grave della nostra società, dal punto di vista della formazione dell'uomo, è il prevalere dell'ideologia sull'osservazione. Invece che essersi abituati a sviluppare l'attenzione e la sensibilità alla modalità concreta delle proprie esigenze umane, e perciò alla loro verità esistenziale, si è abituati ad ovviare al grido che portano tali esigenze ripetendo definizioni e discorsi già fatti.

("Il rischio educativo"   Luigi Giussani)

 

E' più facile ripetere quello che dicono i "grandi" per non assecondare il cuore, piuttosto che guardare la realtà gridando l'urgenza di felicità. Per anni ho vissuto così, ma per grazia ho incontrato  un "grande" che mi ha costretto a guardare...  Cosa ne pensate?

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mercoledì, 30 luglio 2008

IL TEMPO PER...

 

Trova il tempo..

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.

(Iscrizione trovata sul muro
della Casa dei Bambini di Calcutta.)

 

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martedì, 29 luglio 2008

IL DINAMISMO DELL'IO...  "UNA STORIA VERA"

 

 

La legge dell'io - legge è la descrizione del dinamismo stabile con cui una realtà tende al suo destino; la legge è la descrizione del meccanismo stabile con cui una cosa in moto tende al suo scopo -, il dinamismo proprio dell'io, che è, dunque, direttamente derivato dal dinamismo di Dio, è amare, cioè dare se stessi all'altro, commossi. Non c'è dinamismo dell'io senza questo.

("Si può vivere così?"    Luigi Giussani)

 

 

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